prezzo
15,00 €
15,00 €

Gazmend Kapllani

Breve diario di frontiera

In questo “diario minimo” Gazmend Kapllani ci restituisce tutta la sofferenza degli albanesi che hanno attraversato il confine con la Grecia negli anni Novanta. Con mano leggera lascia che ci scorra sotto gli occhi la surreale volontà di dare un senso all’abbandono della terra natia, che in questo specifico caso è la fuga, il passaggio attraverso la cortina di ferro. In ogni capitolo, il doppio punto di vista – di chi è in Albania e di chi, esule, se ne allontana – mette in evidenza con sarcasmo, e senza fare sconti, la kafkiana condizione dell’Albania sotto il regime comunista: spie che controllano i programmi televisivi dei vicini, statue monumentali di Enver Hoxha, un dittatore troppo dittatore anche per i dittatori, e i bunker sulla spiaggia pronti per resistere a nemici che però non si presentano mai. Accurate, asciutte, intrise di humour nero, le descrizioni dell’assurdità e della rivolta alla tirannia compongono un quadro ironico e partecipe della condizione dell’esule, in cui il particolare dialoga con l’insieme e si fa narrazione universale, come in un dipinto di Bruegel. La “sindrome delle frontiere” inizia con l’abbandono del Paese e si sviluppa nella “nevrosi del successo”, un successo che conferisce il diritto a restare nella nuova terra, per giungere a un’amara riflessione sui migranti di seconda generazione, condannati ad amare e odiare contemporaneamente il loro Paese. Un romanzo che rovescia visioni del mondo e sicurezze, scuote il comune senso di empatia e commuove con il disincanto.



After spending his childhood and school years in Albania, imagining that the mini-skirts and quiz-shows of Italian state TV were the reality of life in the West, and fantasizing accordingly about living on the other side of the border, the death of Hoxha at last enables Gazmend Kapllani to make his escape. However, on arriving in the Promised Land, he finds neither lots of willing leggy lovelies nor a warm welcome from his long-lost Greek cousins. Instead, he gets banged up in a detention centre in a small border town. As Gazi and his fellow immigrants try to find jobs, they begin to plan their future lives in Greece, imagining riches and successes which always remain just beyond their grasp. The sheer absurdity of both their plans and their new lives is overwhelming. Both detached and involved, ironic and emotional, Kapllani interweaves the story of his experience with meditations upon border syndrome - a mental state, as much as a geographical experience - to create a brilliantly observed, amusing and perceptive debut.

 

ISBN: 9788861101449 | Pagine: 200
Traduzione: Maurizio De Rosa
Frase Lancio
Un esilarante reportage narrativo – scritto con dosi massicce di humour nero – sulla migrazione e sulle frontiere. GRANTA
Frase Lancio
Gazmend Kapllani

È nato a Lushnjë, in Albania, nel 1967. Nel gennaio del 1991, dopo la caduta del regime totalitario albanese, ha raggiunto la Grecia a ...

Versione Ebook
Recensioni

Internazionale

Breve diario di frontiera

C'è una barzelletta che gira in Grecia: un americano, un francese, un greco e un albanese sono in cima alla torre Eiffel e devono buttare giù qualcosa che hanno in eccesso. L'americano getta una mazzetta di dollari, il francese una bottiglia di champagne. Il greco comincia a fissare l'albanese, che gli dice: "So cosa stai pensando". Il laconico memoriale di Kapllani è divertente come questa barzelletta, ma il libro è scritto con mano leggera e cuore pesante.

il Mattino

Breve diario di frontiera

Si ride e si piange, in una storia che è tonda e che prima o poi riguarda tutti. Kaplani non diventa mai né osceno né piagnucolante, attraversa il dolore con la dignità che appartiene a chi non ha più nulla, sospeso tra due luoghi geografici, congelato nei sentimenti, e pronto a tutto per avere quel poco d bene che spetterebbe agli uomini di buona volontà e non.

il Venerdì

Breve diario di frontiera

In un romanzo pieno di humour nero Kapllani narra l'odissea con la soddisfazione di chi ce l'ha fatta e la consapevolezza di essersi consegnato ad un destino di estraneità a qualsiasi luogo.
Il venerdì racconta "Breve diario di frontiera".

Satisfiction

Breve diario di frontiera

Siamo fermamente convinti che si possa raccontare la realtà senza pietismi o patetismi, attraverso la lente dell'ironia. La nostra idea di letteratura è critica, ironica, elegante.
Breve diario di frontiera è un libro commovente e ironico, ma anche un’opera necessaria per chi vuole comprendere cosa si muove nell’animo di un profugo. Non stimolerà il vostro pietismo ma la vostra coscienza.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

La nuova ferrara

Ritratto universale del migrante

Kapllani non racconta solo la sua storia di migrante, il passaggio negli anni Novanta della frontiera tra Albania e Grecia, ma in questo "diario minimo" apre tantissime finestre narrative che potrebbero essere altrettanti libri.

QCodeMag

Breve diario di frontiera

Tra romanzo autobiografico e reportage narrativo, Breve diario di frontiera è un testo della memoria e dell’assurdo, nato per svelare l’ipocrisia delle frontiere e della retorica ideologica, al di là del lato del muro dal quale si guarda il mondo.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

iyezine

Breve diario di frontiera

Lo strazio e il dramma raccolti in queste pagine, stemperati dalla penna incredibile di Kapllani, gridano al mondo che c’è bisogno di attenzione verso problematiche che stanno devastando l’intero equilibrio mondiale. Ma la totale mancanza di empatia e solidarietà impedisce alla maggioranza del gregge di prestare la minima attenzione a chi, di fronte al supermercato o al semaforo, ha dipinto negli occhi e scavato sul volto un dolore e una pena che fatichiamo anche solo a immaginare.
E, come ha detto un poeta, solitudine non significa mancanza di amici, ma arringare una folla che non ti capisce”. Il messaggio è chiaro come il sole, sta a noi raccoglierlo e dargli vita e attenzione.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Liberi di scrivere

Breve diario di frontiera

Due linee narrative in un susseguirsi di canti e controcanti, che mettono a confronto il passato nell’Albania comunista degli anni 70 e 80, (Kapllani è nato nel 1997) e il presente di profugo chiuso in un “campo” di accoglienza sovraffollato, sporco, senza cibo se non qualche pagnotta gettata dei poliziotti a una folla affamata. Non è un testo volto a ispirare compassione, anzi il profugo proprio la rifugge la compassione, non vuole ispirare pietà, non vuole fare pena, e la più grande offesa alla sua dignità è proprio tributargliela.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Senzaudio

Breve diario di frontiera

Più che a scuola, Kapllani andrebbe distribuito con il giornale, messo nelle sale d’attesa degli studi dentistici e medici, venduto ai semafori, fuori delle discoteche, in Parlamento, spedito a campione, lasciato sulle panchine, appena fuori dai supermercati, in piazza tra i piccioni, al mare sotto l’ombrellone, in chiesa (oh sì soprattutto in chiesa).
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

La città nuova

Breve diario di frontiera

Nel Dopoguerra, quella di Enver Hoxha è stata la dittatura più dura d’Europa; tutta la perfezione del mondo era racchiusa in 28 mila chilometri quadrati, ossia la superficie dell’Albania: «I maestri a scuola – scrive l’autore – non smettevano di ripeterci che quello albanese era il popolo eletto. E gli esponenti di un popolo eletto hanno due obblighi: in primo luogo odiare coloro che non vi appartengono, e poi essere sempre felici. In un regime totalitario essere felici è un dovere e non una questione di scelta o di fortuna. Esternare la propria infelicità è un gesto quanto meno sospetto».
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Osservatorio Balcani Caucaso

Diario di frontiera

Gli esuli, la frontiera se la portano dentro. Perché non c’è solo la frontiera, quella del proprio paese che si attraversa quando lo si lascia, ma ci sono anche le altre frontiere, quelle che l’esule vive sulla propria pelle quando, entrato nel nuovo e in altri paesi, gli abitanti di questi lo guardano come uno straniero, un diverso, spesso un intruso. Gazmend Kapllani, scrittore di origine albanese, che ormai scrive in greco, ha scritto a riguardo un libro che racconta molto bene questa condizione.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Flanerí

Breve diario di frontiera

Non il viaggio in sé, dunque, ma la condizione conflittuale che ne deriva è il vero tema dominante di tutto il diario. La scelta di abbandonare la propria terra ha permesso a Kapllani di scoprire il significato di libertà, ma lo ha anche messo di fronte alla ferocia di una realtà inaspettata in cui i diritti dei migranti sono assorbiti da doveri imperativi e la felicità è contaminata dalla paura e dalle umiliazioni.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Convenzionali

Breve diario di frontiera

Un’istantanea vivida, ricca di personaggi credibili e frasi che fanno effetto, che racconta la violenza e lo sbigottimento, l’inganno dell’apparenza, mediata anche dalla televisione, la forza di un amore per la propria terra che è impregnato di odio per quello che è diventata. Un reportage ironico, spassionato, brillante, leggero, divertente, smaliziato, arguto, delicatamente dolente.
Clicca qui per leggere tutto l'articolo.

Libri dello stesso autore
Libri della stessa collana
Incontra i nostri autori
05
settembre -
ore 19
Libreria Fahrenheit 451 / Roma, Campo de' fiori
Registrazione
Se non sei ancora registrato, effettua adesso la registrazione.
Login