Una finzione

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L'uscita in libreria de Il linguaggio del gioco, l'ultimo romanzo di Daniel Sada, si avvicina. Lo celebriamo attraverso il preciso racconto de La Vanguardia, a firma di Juan Antonio Masoliver Ródenas.

È inevitabile che, parlando di Daniel Sada (Mexicali 1953 - Città del Messico 2011), venga alla mente Roberto Bolaño. Non solo per l'ammirazione reciproca che essi condivisero - "Della mia generazione ammiro Daniel Sada, il cui progetto di scrittura mi pare essere il più audace" - ma anche per il desiderio di continuare a perseguirlo anche in prossimità della morte.
Il linguaggio del gioco
, romanzo che Sada consegnò al proprio editore Jorge Herralde poco prima di morire, apparve in un momento in cui, dopo molti anni di generale indifferenza, egli veniva finalmente riconosciuto come una delle più forti e più originali voci della narrativa messicana contemporanea.
Quella che appariva inizialmente come una lingua oscura, eccessivamente legata ai ritmi della poesia tradizionale, venne trasformata nell'espressione più alta e più riconoscibile della lingua messicana, grazie alla collazione originale dei registri colti e popolari e a un orecchio straordinario. Era stata la stessa esperienza di José María Arguedas in Perù con la sua integrazione dello spirito Quechua nella lingua spagnola.
Il linguaggio del gioco non è un romanzo 'riscoperto', il comune accidente di un libro inedito e rifiutato vivo l’autore, rispolverato successivamente per fini commerciali. È scritto con la stessa convinzione dei suoi migliori romanzi, tra i quali quello che ha segnato il suo definitivo riconoscimento, Porque parece mentira la verdad nunca se sabe.
Il quadro geografico si è ampliato e ora possiamo abbandonare il deserto per coprire l’intera geografia del Messico, perché questo è esattamente ciò che è accaduto con il traffico della droga. I nomi dei luoghi sono fittizi, più per il gusto del gioco che non per nascondere una qualche sorta di indizio. Il Messico diventa Magico, Monterrey diventa Montmoney, Puerto Vallarta diventa Puerto Vallarma, Acapulco diventa Acaluco, Zacatecas diventa Zacalucas o gli Stati Uniti Gringolandia. In questo modo si tenta di mettere in evidenza uno degli aspetti più importanti del romanzo: la realtà grottesca della vita messicana, senza negarne gli aspetti tragici e sentimentali. Il risultato è il resoconto spietato delle attività dei cartelli della droga trasformato in una finzione febbricitante.
Il centro dell'azione si svolge a San Gregorio, in una posizione strategica al centro del paese che ha conosciuto uno sviluppo simile al Macondo di Garcia Marquez; ma la febbre del banano è sostituita da quella della droga, come dimostrato dalle guerre combattute tra i cartelli rivali. I morti sono presto disseminati tutt’intorno, "gente mutilata e appesa agli alberi in luoghi in cui si poteva contemplarli con smodato turbamento".
Il nucleo umano è la famiglia Montaño. Valente, il padre, ha attraversato la frontiera settentrionale illegalmente circa 18 volte, fino a quando ha deciso di aprire una pizzeria, con l'aiuto di sua moglie Yolanda. Sua figlia, Martina, vuole andar via di casa, ma alla fine decide di "trarre beneficio da quanto aveva di sfavillante: i seni abbondanti, il naso all’insù, un’intrigante cascata di capelli" e trovarsi un marito. Suo fratello, Candelario, grazie all'amicizia di Mónico Zorilla, molto più ricco di lui, si ritrova introdotto nel mondo della droga e comincia a guadagnare ingenti somme di denaro.
Insieme al traffico di droga arriva la violenza e ci troviamo a entrare in una spirale delirante, compreso il "viaggio" del narco Virgilio e di suo figlio Mónico, una metafora che corre lungo tutto il romanzo. Sada, con i suoi interventi, rende molto chiaro che il suo compito è quello della narrazione, della sua metamorfosi da ciò che è reale in finzione: proprio per sottolineare il senso di irrealtà presente nella realtà. “Parleremo più avanti di questo”, "ma procederemo capitolo per capitolo, viaggiando lontano". La vitalità, il senso di un gioco giocato, la critica desolata, la forza di poche parole che non contengono l'ombra di un addio: è tutto scioccante, scritto - come lo è - dal punto di vista di un ritmo frenetico.

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