La retroguardia

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In questi giorni sarà in discussione in Consiglio dei Ministri il ddl sulla Concorrenza che contiene alcuni emendamenti che potrebbero abrogare di fatto la legge Levi, che regolamenta lo sconto sul prezzo dei libri.

Le librerie indipendenti rappresentano un cuore pulsante del sistema sociale e culturale di questo Paese. E rappresentano anche il futuro del mondo librario italiano. Può sembrare paradossale affermarlo in un momento in cui molte rischiano la chiusura. Ma, a ben vedere, è l’intero sistema del libro che vacilla: se le piccole librerie non stanno bene, le catene stentano sempre di più e affidano le proprie speranze all’aumento esponenziale dello spazio non dedicato al libro; i grandi gruppi si rincorrono a colpi di titoli sensazionalistici il cui valore si esaurisce nell’operazione commerciale che promuovono.
In questo contesto il libraio torna a essere un valore aggiunto e una speranza di riscossa giunge proprio dalle librerie che hanno nel libraio di consiglio il fulcro della propria proposta. E ciò anche da un punto di vista economico: i lettori non sono spariti per una improvvisa epidemia, si sono ritratti anche a causa della immane marea di spazzatura che affolla il nostro mercato editoriale. Essi non possono essere rincorsi a suon di proselitismo e di iniziative-fuffa che si esauriscono nella visibilità che regalano agli organizzatori.
La legge Levi è un pasticcio normativo, un regalo alle concentrazioni di potere che governano l’editoria italiana. Che siamo noi indipendenti a doverla difendere fornisce da un lato lo stato dell’arte – una crisi figlia anche e soprattutto delle dissennate scelte culturali e produttive portate avanti dell’industria editoriale italiana negli ultimi 20 anni – dall’altra rende palesi quelle che sono le forze in campo, che cominciano a non trarre beneficio neanche più da una legge che lungi dal sanare i conflitti li regola in senso oligopolistico, mascherandoli di buone intenzioni. Non c’è nulla di peggio dell’ingiustizia travestita da diritto.
Ma in termini politici, costringerci a difendere la Leggi Levi è un capolavoro strategico. Noi librai, bibliotecari, lettori, editori non possiamo amare la legge Levi. È un compromesso al ribasso che non ci tutela minimamente, e fornisce a chi ne ha la possibilità di barare legalmente: o pensate, tra i vari stratagemmi, che la comparsa di 10000 collane in cui gli autori vengono catapultati in SCONTO al 25% dopo 2 mesi dell’uscita della novità sia un accidente del caso?
Noi, librai, bibliotecari, lettori, editori avremo comunque perso. Se la legge rimarrà invariata saremo ancora di più una nicchia costantemente truffata dalle astuzie e dalle manchevolezze di una legge che di fatto protegge l’oligopolio: e ciò – meravigliosa ironia della vita – avverrà grazie anche alla nostra mobilitazione per DIFENDERE la Legge Levi. Se la legge verrà modificata abolendo il tetto di sconto o la durata massima dello stesso, torneremo alla situazione di far west che ha caratterizzato il mercato del libro negli ultimi 20 anni.
Siamo geniali dilettanti in selvaggia parata, abbiamo di fronte molte vecchie volpi e alcuni nuovissimi volponi.

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