Vocabolario europeo

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Pubblichiamo il contributo di Gazmend Kapllani al Vocabolario europeo del Festivaletteratura di Mantova 2016.

Parole che danno luce a una lingua, che aprono la strada a storie, immagini e pensieri vicini e antichissimi, patrimonio di una cultura o di tutte. Parole che sono insieme scelte autoriali, che a quelle parole restituiscono nuovo significato. Queste sono le voci del Vocabolario Europeo che Festivaletteratura ha messo insieme nell'intento di creare un vocabolario condiviso. I nuovi contributi, raccolti da Giuseppe Antonelli e Matteo Motolese, testimoniano una volta di più il fascino e la varietà del patrimonio linguistico europeo.

Savra

di Gazmend Kapllani

Sono nato in una baracca di lamiera. La famiglia di mio padre era stata dichiarata “nemica” dal regime comunista e condannata a vivere in una casupola alla periferia della mia città natale, Lushnja. Crescendo compresi che non ero uno dei più sfortunati di quel mondo. Accadde quando scoprii Savra, un villaggio a pochi chilometri da Lushnja. Savra si divideva in due parti: la “Terra dei maledetti”, dove abitavano gli internati dal regime, i cosiddetti “nemici del popolo”, in baracche o ex stalle per il bestiame. Di fronte a questa si trovava la “Terra della gente normale”, dove ufficiali e abitanti privi di problemi con il regime vivevano in edifici di mattoni.

Durante l’adolescenza conobbi alcuni miei coetanei della Terra dei maledetti. “Tu sei un uomo libero”, mi dissero. Loro erano obbligati a presentarsi due volte al giorno in polizia. Nella Terra dei maledetti vivevano alcune delle persone più istruite dell’Albania, che avevano studiato in tutta Europa. Su una popolazione di mille internati si parlavano quasi venti lingue europee, tra vive e morte. Nella Terra dei maledetti si leggeva più che in tutto il resto del Paese. Dai miei coetanei di Savra ho capito che il libro è come un tunnel scavato sotto le mura di un carcere. Savra era un inferno dantesco.

Nel 1945 Hannah Arendt scriveva: “Il problema del male sarà la questione fondamentale della vita intellettuale europea”. Pensare e ripensare il “problema del male” richiede coraggio e onestà intellettuale e spirituale. Ma sono precisamente gli sforzi per comprendere tale problema che fanno dell’Europa ciò che essa è.

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